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  gommapiuma [ ]
         


3 novembre 2006



Dopo troppe serate al cinema a rimpiangere il costo del biglietto,
ne esco davvero entusiasta. E non solo per la bellezza della pellicola,
ma perchè il mio MARTIN è finalmente ritornato!
Già, THE DEPARTED di Martin Scorsese: le vite parallele di due sbirri, uno dei quali lavora undercover infiltrandosi in una gang mafiosa, e l'altro è la spia della medesima gang nella centrale di polizia. E quindi un delirio di ribaltoni, di sorprese, di identità doppie, triple, multiple. Nessun poliziotto è davvero onesto e nessun delinquente è del tutto privo di una sua paradossale moralità. I due inconsapevoli rivali sono Matt Damon e Leonardo DiCaprio (eccezionale), mentre nei panni del boss giganteggia Jack Nicholson padre putativo - in modi diversi - di entrambi i giovani sbirri.
Sicuramente sarà difficilissimo, se non impossibile, dirigere un nuovo GoodFellas, Toro Scatenato, Taxi Driver o Casinò... Ma ci siamo fottutamente vicini... E per me, cresciuta a pane e mafia (movie), è una grandiosa notizia.

P.S. Gimme Shelter degli Stones e la scena dì sesso con Comfortably Numb dei Pink floyd, cantata però da Van Morrison, sono memorabili.




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25 ottobre 2006

FUGA DI MEZZANOTTE [1977]

Un’avventura allucinante, ma vera, cominciata all'aeroporto di Istambul, città dove il traffico di droga e gli attentati terroristici negli anni 70, sono all'ordine del giorno. L'americano William Hayes, in vacanza in Turchia con la ragazza, tenta di passare inosservato con due chili di Hashish attaccati alla pancia. Qualcosa va storto e viene arrestato e messo in carcere. E' qui che conosciamo il vero volto della Turchia. Un volto crudele ed ingiusto che ci viene raccontato da Alan Parker, sotto sceneggiatura di Oliver Stone. Come il cognome di quest'ultimo infatti, la storia è veramente una "pietra" dura da mandare giù. Si alternano le torture, le grida, l'ingiustizia di un tribunale che giudica colpevole William Hayes facendogli rimpiangere quasi di essere nato, portandolo fino all'ergastolo. In un mondo così infernale solo la fuga rappresenta la salvezza verso un altro mondo fatto di amore familiare e vita giusta. Una condanna quella da scontare per William che riduce l'essere umano a vagare ignobile e privo di diritti, nel girone dantesco delle carceri turche.
Una sceneggiatura forte, una regia magistrale ed un protagonista, Brad Davis, assolutamente perfetto fanno di questo film un vero e proprio capolavoro.




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10 ottobre 2006

L'ULTIMA ECLISSI - DOLORES CLAIBORNE (1995)

Quando Dolores Claiborne (Kathy Bates) viene accusata dell'omicidio dell'anziana e ricca signora che assisteva da anni, la figlia, Selina (Jennifer Jason Leigh), affermata giornalista di New York, deve tornare nel natio Maine. Tutto sembra contro la madre: le circostanze; il portalettere che entrando l'ha trovata con un mattarello in mano china sulla defunta; il testamento a suo favore che è determinante per l'irriducibile investigatore, che vent'anni prima ha tentato invano di farla incriminare per la morte del marito. Nel corso delle indagini su ciò che è successo, tornano in superficie alcune equivoche questioni del passato di Selina: ha vissuto un’infanzia ed un’adolescenza che ha fatto di tutto per dimenticare. Di flash back in flash back, il film ricostruisce la verità, una verità che costringe la ragazza a confrontarsi con il passato che puntualmente riemerge.
Thriller impeccabilmente impaginato dal regista Taylor Hackford – tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King - e magnificamente interpretato. Sullo sfondo ci sono l’odioso marito e l’astioso detective. Ma a dominare la scena è la superba Kathy Bates, che è stata candidata all’Oscar per la sua indomita Dolores, disposta a sopportare tutto salvo il non amore di Selena; nel cui ruolo Jennifer Jason Leigh si rivela degna di tanta “madre”.
Un film sottovalutato dal pubblico. Un film che è sapiente scansione drammatica di presente e passato. Un film suggestivo dalle ambientazioni ai personaggi. Un toccante incontro-scontro tra madre e figlia che diventa un dolorosissimo viaggio interiore.




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21 settembre 2006

MARE DENTRO

Una storia vera. Un film meravigliosamente devastante. Ramon Sampedro dopo quasi trenta anni di tetraplegia ha deciso di voler morire con dignità. Per far ciò intraprende una battaglia legale per ottenere l'autorizzazione per avviarsi verso la dolce morte. Alejandro Amenabar punta ad illustrare il lato umano di chi ha deciso di farla finita ("Quando non c'è via di scampo, si impara a piangere con il sorriso sul volto"), di chi, impossibilitato anche a prepararsi un letale composto è sempre più deciso a darsi una morte dignitosa. Una dignità che "governa" l'intero film.

"Mare dentro, in alto mare - dentro, senza peso
nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà
che fanno vero un desiderio nell'incontro.

Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una
saetta, il mio corpo cambiato non è
più il mio corpo, è come penetrare al centro
dell’universo:

L'abbraccio più infantile, e il più puro dei
baci
fino a vederci trasformati in
un unico desiderio

Il tuo sguardo il mio sguardo, come un’eco
più dentro, fino al di là del tutto, attraverso
il sangue e il midollo.

Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio
essere morto, perchè io con la mia bocca
resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli"


Ramón Sampedro




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14 settembre 2006



CHI SUBISCE UN DANNO E' PERICOLOSO
PERCHE' SA DI POTER SOPRAVVIVERE


da Il Danno di L. Malle




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12 settembre 2006

... MOMENTO "ALLENIANO"

" Quando ero piccolo mia nonna mi portò a cena in un ristorante all'aperto.
Ordinai la minestra.
Venne il temporale.
Ci misi tutta la notte per finire il brodo".

WOODY ALLEN




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7 settembre 2006



La cosa più ingiusta della vita è come finisce.
Voglio dire: la vita è dura e impiega la maggior parte del nostro tempo.
Cosa ottieni alla fine? La morte. Che significa! Che cos'e la morte?
Una specie di bonus per aver vissuto?
Credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato.
Bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva subito il pensiero.
Poi, in un ospizio dal quale si viene buttati fuori perché troppo giovani.
Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare e per 40 anni,
fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione.
Seguono, feste, alcool, erba ed il liceo...
Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino,
giochi e non hai responsabilità,
diventi un neonato,
ritorni nel ventre di tua madre,
passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando,
e finisci il tutto con un bell'orgasmo!

 
Woody Allen 




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4 settembre 2006

... DA GUARDARE...

"Tutte le persone che avrei potuto essere, si sono assottigliate col tempo e alla fine si sono ridotte ad una sola, ed è ciò che sono. L'uomo delle previsioni".

 

Da THE WEATHER MAN




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2 agosto 2006

TALENTO O FORTUNA?

Guardate MATCH POINT (rivisto ieri) di Woody Allen.

La gente ha paura ad ammettere quanto la fortuna incida nella propria vita, poichè su di essa non si ha controllo.
Film che ben esplica questo 
ruolo predominante della "fortuna". L'etica non esiste. Delitto senza castigo: il caso alla fine vince.

Regna quindi la sola Dea Bendata simbolizzata dall'esemplare scena d'apertura, con la palla da tennis che esita sopra la rete. Se cadrà al di là o al di qua del "net", dipende solo dal capriccio fortuito di un universo anti-provvidenziale, privo di un disegno o un destino. Assenza quindi di un motore e di una finalità, nelle nostre piccole e vuote esistenze, benché cerchiamo di sforzarci di pensare il contrario.

Perchè quel che ci si aspetterebbe alla fine (la giustizia che fa il suo corso e vince) in realtà non succede, anzi. Secondo Allen: per quanto forte possa essere la nostra determinazione nel raggiungere un obiettivo (buono o cattivo che sia), è la sorte a stabilire come si svolgeranno gli eventi. Un breve istante fortunato, di cui noi non abbiamo controllo, per decidere se la nostra vita sarà il paradiso o l'inferno.

E ciò fa davvero paura.

P.S.  Anche se, nella parte finale, la citazione Sofocliana, per cui la sorte migliore per gli uomini sarebbe non essere mai nati, infonde un certo sollievo consolatorio nel castigo interiore cui si condanna il protagonista. 




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31 luglio 2006

CONTRADDIZIONI

Mi manda in bestia l’incoerenza… già.

Eppure, mio malgrado, ne soffro pure io.

 

Me ne accorgo alla fine di certi films… Condanni l’operato dei protagonisti…
Un operato che consideri assolutamente INGIUSTIFICABILE,  a prescindere da tutto. Dalla loro educazione, dal vissuto, dalle violenze subite.

E se anche un po’ li capissi dovrebbero comunque pagare. E non vedi l’ora che vengano “sekkati” – magari lentamente e soffrendo.

 

E poi mi re-imbatto nel bellissimo AMERICAN HISTORY X  [sì è sempre lui, il mio amato Edward (Norton n.d.r.)]. Qui è un ragazzo di famiglia borghese che entra a far parte di un gruppo di naziskin. Compie atti efferati che lo portano all’omicidio.
Dopo la prigione la redenzione.

Alla fine paga con la stessa moneta [un perfetto e atroce “occhio per occhio”].

 

Ed io mi ritrovo ad inkazzarmi. A pensare a quanto sia ingiusto. Perché lui aveva capito davvero di aver sbagliato. Perché non sarebbe più ricaduto nell’errore…

Ed Edward diventa il buono, l’altro il cattivo.

 

E mi ritrovo ad essere INCOERENTE, appunto.

E scopro la NON-ESISTENZA delle mie tanto amate verità assolute.




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28 luglio 2006

... BOOM...

... Erano le 20.00. Dal bagno è partita una fiammata... Luci oscurate.
L'imbecille che c'è dentro di me ha fatto scivolare la mia amata, ed oramai defunta, piastra per capelli dentro il lavandino, intelligentemente riempito d'acqua.
[Già... Adesso ho la prova di quanto sia pericoloso il carpiato di un elettrodomestico in una piscina].

Amareggiata per la perdita e per la mia quasi morte, ho deciso di riguardare uno dei miei films preferiti: ABOUT SCHMIDT di Alexander Payne.

Jack Nicholson è
Warren Schmidt, 66enne appena entrato in pensione.
La perdita della moglie a pochi giorni di distanza, lo spinge a fare il bilancio della propria esistenza. "Vorrebbe aver lasciato una traccia, ma dietro sé trova solo giorni uguali e niente che possa fargli credere di aver fatto la differenza per qualcuno".
Un uomo che sente ancora il desiderio di dare un senso alla propria vita, ricercando disperatamente una ragione per vivere, cercando di aggrapparsi a tutto,
anche alle cose più piccole e insignificanti, riuscendo ad uscire dal torpore e dallo stordimento di un'esistenza senza azione e sensazione quando capisce di essere importante per un altro essere umano.

FARE LA DIFFERENZA. LASCIARE UNA CAZZO DI TRACCIA.
Alla fine è solo questo che conta.


Buon week end!








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21 luglio 2006

... ABOUT A BOY...

Partendo da una citazione di Bon Jovi "Nessun uomo è un'isola"  Will Freeman ha elaborato la sua teoria:  “Secondo me OGNI UOMO E' UN'ISOLA. E per di più questo è il momento giusto per esserlo. Questa è l’epoca delle isole. Cento anni fa era diverso. Dovevi dipendere da altre persone. Nessuno aveva la tv o i cd o i dvd o i video o la macchina per farsi il caffè espresso a casa. A dire la verità non avevano niente per divertirsi. Oggi, invece, puoi crearti da solo una piccola isola paradiso. Con gli accessori giusti e, cosa più importante, l’atteggiamento giusto. Puoi essere assolato, tropicale, una calamità per le giovani turiste svedesi e a me piace pensare che io potrei proprio essere un’isola de genere. Mi piace pensare di essere molto fico. Mi piace pensare di essere …Ibiza”.

Chiaro che Will capirà quanto sia necessario l'amore per vivere e ogni sua teoria crollerà... Ma il tutto avviene superando le barriere della scontatezza e dell'ovvietà.
Film molto intenso e  divertente.




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20 luglio 2006

... EDWARD NORTON E SPIKE LEE...

... Che perfetto binomio... Che bello rivedere LA 25° ORA...
Occhi sbarrati sino alle due... Già, perchè la RAI ha pensato bene di mandare in prima serata IL CIRCO... Ma vafffffff...

Un film che consiglio vivamente a tutti.  

Il girovagare per la città, nelle ultime ventiquattro ore di libertà prima di doversi recare in un penitenziario per scontare sette anni di prigione, di un condannato per spaccio di stupefacenti.
Gli occhi di Norton vagano per le strade di una New York lacerata, dove le lucide simmetrie delle inquadrature di Spike enfatizzano il senso di mancanza incrociando angoli e riprendendo il vuoto. L'atmosfera che aleggia in tutto il film è chiaramente quella post 11 Settembre, ma i sentimenti che se ne ricavano sono estremamente dualistici: da un lato c'è l'odio per un mondo ormai in disfacimento, culminante nel bellissimo monologo allo specchio; dall'altro c'è l'amore e la speranza di redenzione per questa società marcia, un amore che ci mostra il lato buono del mondo, quando tutti coloro che prima aveva tanto disprezzato nel famoso monologo, gli sorridono.
Dal particolare all'universale e ritorno, passando da una dichiarazione d'amore senza confini per New York - così come si può amare un'amante menomata a causa di un incidente - ad una disanima sulla vita e le occasioni di riscatto...
Un bellissimo, mesto e allo stesso tempo vitale, addio alla vita, non solo a quella reale ma anche a quella che avrebbe potuto essere e non è stata, quella della impossibile 25esima ora del titolo.





 





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19 luglio 2006

... IL SENTIRE...

 
"Spesso le persone ti ascoltano soltanto aspettando il proprio turno per parlare"
[da THE FIGHT CLUB]

... Già, le vedi subito... Occhi sbarrati accompagnati dall'odiosa altalena della loro testa, in segno di una conferma ad ogni sillaba fuoriscita dalla tua bocca... E non appena la tua pausa tra una parola e quella che dovrebbe essere la seguente si allunga di un decimo di secondo, ecco incalzare il loro "come ti capisco... pensa che a me...". E non solo non hanno capito un ...azzo di ciò che hai detto, ma neppure con 10 uova e farina riusciresti a legare il loro discorso al tuo...

Vabbè, sempre meglio che parlare in macchina da soli e gesticolando, perdipiù...





 





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